
B. Farrington: Socrate e la morte della scienza

Benjamin Farrington (1891-1974), studioso inglese della scienza e
del pensiero scientifico - soprattutto del mondo antico -,
fornisce un quadro dell'evoluzione del rapporto di Socrate con il
sapere scientifico. Naturalmente nel mondo antico - come  noto -
non c' distinzione fra scienza e filosofia: quindi - come i
pitagorici - Socrate pu condurre un discorso di tipo matematico
all'interno di una pi generale riflessione filosofica. I meriti
di Socrate, ampiamente riconosciuti da Farrington, sono in qualche
modo vanificati (o almeno fortemente ridotti) dal rifiuto
socratico del mondo fisico, che ha contributo alla morte della
scienza antica e all'affermarsi nel mondo occidentale di un sapere
metafisico e aprioristico. Il problema del rapporto fra anima e
corpo viene qui presentato proprio nell'ottica della scienza, che
- per Farrington - ha svolto e svolge una funzione positiva come
strumento di liberazione dell'uomo dalle superstizioni

Socrate, nato nel 469 avanti Cristo, fu in giovent un seguace
della tradizione ionica nel campo della filosofia naturalista e fu
compagno di Archelao, il quale prosegu ad Atene l'opera di
Anassagora. E' assai probabile che Socrate si trovasse al centro
d'un gruppo di ricercatori, interessati alla filosofia della
natura, e che avesse una profonda conoscenza degli scritti delle
scuole asiatiche e italiche. Ma fin col sentirsi insoddisfatto
della scienza fisica, perch questa trascurava quell'elemento
conscio e volontario, che Socrate identificava con l'anima. Uomo
di indomabile coraggio e riformatore nato, non gli sembrava che lo
spirito attivo, indagatore e ostinato, che gli spirava in petto, e
alla cui volont desiderava sottomettere tutta la sua esistenza,
potesse essere adeguatamente rappresentato da qualcuna delle
filosofie materialiste, n pensava che queste filosofie potessero
offrire una guida chiara all'individuo e alla societ nella
ricerca di un giusto indirizzo nella vita. Una sola frase, tra
tutte quelle che i fisici avevano scritto, gli sembrava degna di
nota. Anassagora aveva cominciato il suo libro sulla Natura delle
cose con l'affermazione: Al principio tutto era confusione, poi
venne lo spirito e mise tutto in ordine. In ci che segue
Anassagora non fa mai pi uso del concetto di spirito: ma a
Socrate era stata rivelata una nuova strada per la ricerca. Egli
non mise pi alcun interesse nello sforzo di interpretare il mondo
fenomenico come il seguito meccanico di cause e di effetti.
Infatti, pensava, se  lo spirito a mettere a posto le cose, tutto
allora deve essere sistemato per il meglio, e l'indagine per
scoprire le cause delle cose dovrebbe limitarsi a un'indagine per
scoprire che cosa  il meglio. Ecco la nuova spinta che egli diede
alla filosofia e alla scienza. Egli le indirizz alla ricerca
delle prove di una intelligente predisposizione dell'universo,
contrapposta al regno della legge meccanica.
Naturalmente la nuova spinta non era arrivata all'improvviso. Quel
che Socrate si aspettava da Anassagora, quando questi affermava
che la Terra era piatta, oppure rotonda, oppure nel centro
dell'universo, era che egli dicesse chiaramente che era cos
perch  sempre il meglio che trionfa nelle cose. [...].
Socrate, se possiamo credere al ritratto che fa di lui Platone,
trovava nel carattere della scienza matematica un argomento per
dimostrare l'immortalit dell'anima. Gli oggetti della scienza
matematica non sono dedotti dai sensi. I triangoli e i cerchi che
troviamo in natura sono soltanto contrassegni visibili, ossia
servono soltanto a ricordarci le figure ideali sulle quali opera
il geometra. Un cerchio perfetto, un triangolo equilatero
perfetto, o due o tre rette veramente parallele non esistono in
natura. Le figure ideali date dalle definizioni matematiche, e le
verit che la matematica deduce da queste definizioni sono
indipendenti dall'esperienza. Una volta che abbiamo capito le
propriet del cerchio, i sempre pi numerosi incontri con i cerchi
imperfetti esistenti in natura non accrescono in noi la
convinzione sulle verit delle propriet stesse. La scienza
matematica  indipendente dall'esperienza ed  anzi il metro con
cui noi giudichiamo l'esperienza. La sua verit  assoluta, eterna
e immutabile, e le anime che conoscono tali verit (Socrate si
assunse di dimostrare che la conoscenza di essa sonnecchia in ogni
anima) devono averne acquistato la nozione in qualche altro mondo
diverso da questo: un mondo in cui l'anima era a diretto contato
con le verit eterne di cui questo mondo pu mostrare solo
fuggevoli e imperfette imitazioni.
Socrate estese al campo etico la dottrina matematica di un mondo
indipendente dalla realt sensibile. L'etica era la materia pi
vicina al suo cuore. La corruzione della morale pubblica e privata
in Grecia nel corso della guerra del Peloponneso  stata dipinta a
foschi colori dallo storico Tucidide. E' tipico del carattere
razionale della civilt greca il fatto che Socrate non assumesse
in questa circostanza la parte di inviato da Dio, come avrebbero
fatto i profeti ebrei: Socrate si sforz piuttosto di creare una
scienza etica. [...].
Sommersa nel corpo, l'anima trova difficolt nel riafferrare la
visione del bene. Ma una preparazione in matematica, allontanando
l'anima dagli oggetti del senso per volgerla alle forme pure, la
rende adatta alla filosofia, vale a dire alla ricerca della
conoscenza della virt assoluta. [...].
Pieno d'entusiasmo per questa concezione della virt assoluta e
della conoscenza assoluta e per la dottrina dell'immortalit
dell'anima, Socrate divenne un missionario presso i suoi
concittadini, missionario per autoproclamazione o, come il suo
profondo istinto lo spingeva a dire, per volere divino.
Sollecitava ogni istante i cittadini a badare alla salvezza della
loro anima e a far s che nessun'altra considerazione li occupasse
oltre questa. Quando un governo tirannico, che odiava il suo
carattere indipendente, lo trascin, settantenne, in tribunale
sotto falsa accusa, Socrate trasse occasione dall'imminente
martirio per affidare al popolo ateniese per i tempi futuri il suo
vangelo basato sull'immortalit dell'anima: e le ultime ore prima
di bere la prescritta cicuta furono da lui impiegate nell'esporre
alla cerchia dei suoi intimi amici e compagni i suoi pensieri pi
profondi su questo argomento. [...].
Socrate ha compiuto un'opera meritoria coll'essersi opposto alle
pretese che aveva la scienza fisica dei suoi tempi di poter
fornire una completa interpretazione della realt. La sua
asserzione che nell'uomo l'anima  un principio attivo e non
passivo, e la sua opposizione ai tentativi di spiegare l'attivit
dell'anima sulla base fisica dell'azione reciproca di particelle
materiali, aprirono la strada alla creazione di una vera e propria
psicologia. Ma la sua rivolta totale all'indagine fisica era
unilaterale e reazionaria ed ebbe cattivi risultati. Dopo di lui
la matematica, l'etica e la teologia furono inestricabilmente
mescolate come scienze a priori indipendenti dall'esperienza,
capaci di donarci la sola verit possibile, e nettamente
contrapposte alla scienza fisica, la quale venne condannata come
materialistica, ateistica e affondata nel pantano del mondo
sensoriale. Si  affermato spesso che l'avvento del cristianesimo
fu il segnale del crollo della scienza antica. Ma il disprezzo per
il mondo fisico, che fu uno dei motivi principali della morte
della scienza, aveva gi trovato piena espressione nella filosofia
di Socrate

 (B. Farrington, La scienza nell'antichit, traduzione di L.
Pavolini,
Longanesi, Milano, 1978, pagine 68, 70-71, 71-72, 72-73)

